
La chiamano "Montagna" e la denominazione non può essere più precisa elevandosi essa, dalla pianura di Manfredonia, compatta come un blocco monolitico, altezzosa e imponente e raggiungendo la quota altimetrica di ben 650 m.
In lungo e in largo si assiste ad un continuo alternarsi di paesaggi, uno dei quali, sicuramente straordinario, è quello che si sventaglia dal Belvedere, finestra aperta sull'infinito, dalla quale si può scorgere uno spettacolo difficilmente dimenticabile. Un quadro dalle tinte variegate che fanno risaltare l'ordinata geometria del Tavoliere, la verdeggiante armonia degli uliveti di Macchia, la disordinata espansione della città di Manfredi e il curvilineo andamento del Golfo.
Una visita alla "Montagna" non si rivela per niente monotona, perchè ci si trova di fronte ad una notevole varietà di ambienti, l'uno diverso dall'altro, proprio come succede per il resto del Gargano. Qui, però, tutto è ridotto all'essenziale non disponendo la "Montagna" di estensioni territoriali ampie: le pianure e le vallate seminative accolgono il quotidiano lavoro dei contadini; le aree boschive e prative vedono l'operatività dei pastori; le zone carsiche e brulle (grava di Campolato, costone di Scaloria, ecc.) costituiscono richiamo di studiosi e curiosità di visitatori.
In poco tempo è possibile percorrere, a piedi o in mountain-bike, i tratturi e i viottoli, tutti viva espressione di una civiltà contadina che una volta fu particolarmente intensa e che continua ad avere il suo peso nell'economia locale, grazie alla tenacia di quanti credono, ancora oggi, nella efficacia di certi valori.
Una civiltà contadina che è convissuta con quella della pietra. Elemento, questo, indispensabile per la creazione di quei meravigliosi ricami di macere che accompagnano le divisioni confinarie e che è stato utilizzato nelle costruzioni abitative e nei ricoveri degli animali. Animali che hanno rappresentato sempre una componente di primo piano nelle vicissitudini quotidiane della collettività montagnola.
La "Montagna" si ' andata lentamente antropizzandosi proprio sui confini di tre comuni (Manfredonia, Monte Sant'Angelo e San Giovanni Rotondo) ai quali appartengono le quattro frazioni (Ruggiano, San Salvatore, Pastini e Tomaiuolo).
L'intera comunità è sempre vissuta nel più completo isolamento fino a cinquanta anni fa, nonostante fosse stata collegata tramite una rotabile a Manfredonia. Prima i "Montagnoli" avevano un rapporto preferenziale con Monte Sant'Angelo, da cui hanno tratto il loro dialetto. L'isolamento, però, non ha impedito nei secoli scorsi a tanti notabili di Manfredonia, dai cui cognomi sono derivati i toponimi di alcune zone, di costruire graziosi "casini" (villette rustiche) nei quali trascorrevano i periodi estivi per sottrarsi alla calura e alla malaria del Tavoliere. Ve ne sono molti, alcuni ancora pregevoli sotto l'aspetto architettonico, anche se bisognosi di interventi manutentivi.
Queste villette erano contornate da ampi spazi destinati a vigneti i cui resti, ancora oggi, sono rintracciabili lungo i muri a secco e addirittura sugli alberi che accolgono viti ormai inselvatichite. Ce lo testimonia la presenza di tanti "palmenti", magistralmente scavati nella viva roccia, nei quali si praticava la pigiatura dell'uva e la decantazione del vino.
Dagli anni '60 la Montagna è stata riscoperta dai Sipontini che si sono sostituiti ai vecchi abitanti comprando e riadattando per le esigenze moderne quelle costruzioni in pietra dalla facies tipica. Oggi la zona è frequentata da appassionati innamorati di questa oasi di pace nella quale è apprezzata soprattutto la salubrità dell'aria e il clima benevolo.