
L'itinerario inizia da Manfredonia ripercorrendo una via solcata nel Medioevo da innumerevoli pellegrini che dalla piana s'inerpicavano lungo i versanti della Montagna Sacra per giungere alla Sacra Grotta dell'apparizione dell'Arcangelo Michele, uno dei punti nodali del pellegrinaggio medievale assieme a Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme.
Tale via, denominata a più riprese prima "Via Sacra dei Longobardi", poi "Strata Peregrinorum", era costellata di ospizi, romitori, grange, edicole votive e chiese rupestri in cui i viandanti trovavano sollievo nel corpo e nell'anima. Costoro incontravano per primo il Complesso di S. Leonardo in Lama Volara (sec. XII), costruito dai Cavalieri Teutonici e comprendente la chiesa, il monastero ed un ospedale in cui ricevevano cure e cibo. La chiesa è un mirabile esempio di romanico pugliese, dal portale riccamente istoriato con un apparato iconografico tratto dalla Bibbia.
Proseguendo lungo la S.S. 89 dopo circa otto chilometri ci si imbatte nella Basilica di Santa Maria Maggiore (fine XI sec.), ed duomo arcivescovile di Siponto, eretta in puro stile romanico pugliese, è caratterizzata dalla originale pianta quadrata e dal colore dorato della pietra. Accanto ad essa gli scavi della precedente chiesa tardo antica voluta dai vescovi Felice e Lorenzo Maiorano (il vescovo delle apparizioni di S. Michele Arcangelo), di cui Santa Maria Maggiore divenne l'erede una volta che questa fu distrutta dagli Slavi intorno all'anno Mille.
Da Manfredonia, immettendosi sulla S.S. 89 garganica dopo circa 6 km girando a sinistra per lo svincolo di Monte S. Angelo si percorre una strada caratterizzata da una serie di tornanti in salita che ci consentono di spaziare con lo sguardo su tutto il sottostante golfo di Manfredonia e di giungere, dopo altri dieci chilometri, alla città di Monte S. Angelo, posta a 796 metri s.l.m. .
Una volta i pellegrini vi giungevano dalla piana di Macchia attraverso il vallone di Scannamugliera inerpicandosi su delle scalinate scavate nella roccia e facendo sosta (a quota 450 metri) alla Chiesa rupestre di Ognissanti, recante pregevoli affreschi medievali tra cui un S. Michele ad ali spiegate ed una Vergine con bambino. La cittadina di Monte S. Angelo, sviluppatasi attorno alla Grotta delle apparizioni, conserva intatto il centro storico (denominato "Junno") costituito da case unifamiliari bianche a schiera dai caratteristici comignoli, su cui svetta nella parte alta il Castello normanno-svevo-aragonese.
Il richiamo più forte per i pellegrini è costituito dal Santuario di S. Michele Arcangelo, il cui ingresso, affiancato dal campanile ottagonale, è costituito da due arcate ogivali oltre le quali si sviluppano in discesa le cinque rampe tortuose che conducono alla spelonca racchiusa da preziose porte bronzee ageminate dell'XI secolo. All'interno della grotta si ammira la cattedra arcivescovile, opera dell'Acceptus (sec. XI), e la statua marmorea di S. Michele, opera del Sansovino (sec. XVI). Lateralmente all'ingresso l'altare dedicato a S. Francesco che qui si recò pellegrino nel 1216 e, più avanti, il coro in noce cinquecentesco e la Cappella delle Reliquie con la croce in filigrana recante un frammento della croce di Cristo, dono di Federico II di Svevia.
E' possibile visitare anche la parte sottostante del complesso, precedente alla sistemazione angioina, le cosiddette cripte longobarde, un insieme di ambienti porticati risalenti al VII-VIII secolo che accoglievano i pellegrini provenienti dalla valle Carbonara, che vi giungevano di solito recando dei sassi, simbolo del peccato, da cui si liberavano facendoli rotolare nella valle una volta giunti alla Sacra Grotta, luogo in cui si ha l'indulgenza plenaria.
Da Monte S. Angelo il culto di S. Michele si è propagato su tutto il Gargano come è attestato dalle omonime grotte presenti a Sannicandro ed a Cagnano Varano. Uscendo dal santuario, a pochi metri troviamo il Battistero di S. Giovanni in Tumba (ritenuto erroneamente, anche se più noto, come Tomba di Rotari) risalente alla fine dell'XI secolo, la chiesa di S. Pietro (VIII secolo) di cui restano l'ingresso ed il catino absidale e l'attigua chiesa romanica di Santa Maria Maggiore che tanto ricorda nelle forme l'altra Siponto.
Degni di nota sono il Museo delle Arti e Tradizioni del Gargano "Giovanni Tancredi", ospitato nel Convento di S. Francesco e, fuori città, a dieci chilometri l'Abbazia di Santa Maria di Pulsano (sec. XII) posta in una posizione a dominare il sottostante golfo di Manfredonia, con gli affascinanti eremi disseminati nella Valle dei Romiti, dal 1997 ritornata ad essere fulcro della spiritualità garganica dopo decenni di abbandono.
Uscendo da Monte S. Angelo e seguendo le indicazioni per la Foresta Umbra si scende nella Valle Carbonara e dopo 6 chilometri si giunge ad un incrocio: si svolta a sinistra in direzione di San Giovanni Rotondo (Strada Statale n. 272) che si raggiunge dopo circa venti chilometri. Nei suoi pressi, in località S. Egidio, c'è il Convento di S. Nicola al Pantano (sec. XII) che era una tappa obbligata del pellegrinaggio, poi abbandonato a causa delle scorrerie dei Saraceni e del quale oggi restano pochi ruderi.
Ma San Giovanni Rotondo è rimasto un centro cruciale del pellegrinaggio perchè legato alla figura del frate delle stimmate, Padre Pio da Pietrelcina, che qui visse ed operò a partire dal 1916 sino alla sua morte avvenuta il 23 settembre 1968.
Nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, attraverso un apposito percorso è possibile andare sino alla sua cella e scendere nella cripta ove, in un blocco monolitico di granito, è sepolto il Santo. Nella chiesetta originaria di Santa Maria delle Grazie, risalente al 1500, è possibile vedere il confessionale ed il crocifisso al cui cospetto Padre Pio ricevette le stimmate.
Campeggia maestosa davanti al Santuario l'enorme mole della Casa Sollievo della Sofferenza costruita interamente con le offerte che a lui giungevano da ogni parte del mondo e che lo stesso Padre Pio inaugurò nel 1956 ed oggi centro di ricerca tra i più rinomati.
Inoltre la Via Crucis, inaugurata nel 1971, con le 14 stazioni in bronzo, opera dello scultore Francesco Messina, che salgono sulle pendici del Monte Castellano in un bosco di pini e cipressi.
Iniziata nel 1996, sarà tra poco ultimata la nuova chiesa, opera dell'architetto Renzo Piano, che potrà ospitare circa diecimila fedeli.
Uscendo da S. Giovanni e proseguendo lungo la Strada Statale n° 272 dopo 6 Km si giunge a Borgo Celano e poco più avanti al Convento di San Matteo, che, cinto da una possente fortificazione, domina da un rialzo roccioso la valle sottostante. Il convento sorse in epoca longobarda (VI - VII secolo) come ospizio in cui sostavano i pellegrini diretti al santuario di S. Michele denominato "San Giovanni de Lama". Fu retto dai Benedettini, poi dai Cistercensi, quindi dai Francescani, presenti tuttora e che, recandovi un molare di S. Matteo, ne cambiarono la denominazione in quella attuale. Ammirevole il chiostro con l'artistico pozzale, il loggiato cinquecentesco, la biblioteca con molti documenti antichi nonchè una cospicua raccolta archeologica (il lapidarium).
Ritornando sulla S.S. 272, dopo pochi chilometri, superata San Marco in Lamis, si giunge al Santuario di Santa Maria di Stignano. Oltre alla chiesa, giuntaci nelle sue forme cinquecentesche, dalla caratteristica cupola in maiolica dipinta, merita una visita il convento con due chiostri, il loggiato, il pozzale cinquecentesco ed il porticato affrescato con episodi tratti dalla vita di S. Francesco.