FAETO
Origine Franco Provenzale
di Anna Moreno


panoramica di Faeto

Foto della splendida Faeto

panoramica di FaetoGli splendidi boschi, l'aria fresca, la buona cucina, questo è Faeto. Terra amena del Subappennino Dauno Meridionale, isola linguistica francoprovenzale, oasi di serenità e di piaceri.

Faeto, lo riconosci già da lontano "appennì e Prazzùnne cùme un nitte de scèje" (appeso al Monte Perazzoni come un nido d'uccello), mentre, ammiccando al Promontorio del Gargano, con i suoi 866 metri d'altitudine, domina tutto il Tavoliere.

Faeto è un piccolo comune della provincia di Foggia; conta circa 1000 anime; nasce nella seconda metà del XIII secolo, quando il re Carlo d'Angiò, duca di Provenza e re di Sicilia, mentre assedia i Saraceni di Lucera, invia duecento soldati provenzali presso il Castello di Crepacore (antico Castrum Crepacordis, situato sul monte Castiglione, lungo la Via Appia - Traiana).

Sconfitti i Saraceni di Lucera, Carlo D'Angiò concede ai duecento soldati provenzali di restare nel quasi disabitato castello di Crepacore, facendosi successivamente raggiungere dalle rispettive famiglie. Questa ipotesi sulla fondazione di Faeto è la più accreditata e avvalorata anche da un documento di notevole interesse storico, quale l'editto dell'otto luglio 1269.

L'eredità degli Angioini è giunta ai nostri giorni, con tutta la sua mole, quasi incontaminata, viva, ancora poderosa e contemporanea: la lingua francoprovenzale. Da molti ritenuta fino a pochi anni fa "soltanto un dialetto", assurta ai ranghi di "lingua" grazie alle legge n. 482/1999, il francoprovenzale, oggi è cultura, è storia, è patrimonio di tutto il popolo faetano.

Sul territorio sono presenti diversi luoghi di rilevanza culturale: la "fonte Aquilo" sorgente del fiume Celone; la "Taverna di San Vito" sulla Via Appia-Traiana, dove si teneva il cambio dei cavalli "Mutatio Aquilonis" tra Aequum tuticum" ed "Aecae" (oggi Troia); la "Croce" in pietra appartenuta al Monastero del S.S. Salvatore di Faito (fine XIV ed inizio XV secolo); la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, costruita nel 1570 utilizzando il materiale dell'antico castello e del monastero del S.S. Salvatore; la Casa del Capitano (XV - XVI secolo) dove ha sede il locale museo etnografico.

Il centro storico del paese si raccoglie intorno a tanti vicoli angusti e tortuosi, che si snodano alle spalle della Chiesa, adiacente alla sede del municipio. Lungo il percorso s'incontrano numerosi archi "lo cunnùtte", porte del paese, di suggestiva bellezza.

E cosa dire dei nostri rigogliosi boschi, che si estendono per più di 150 ettari? Un manto di maestosa bellezza che soggiace inerme all'alternanza delle stagioni offrendoci magie di colori: d'estate il verde rigoglioso che avvolge le superbe montagne (il nostro Monte Cornacchia ben 1151 metri s.l.m.); in autunno un quadro impressionista con schizzi di giallo oro, marrone ruggine, sfumature del tabacco, del rosso mattone, che prelude, ormai, all'inverno, con la sua bianca, soffice purezza della neve; e poi, tra marzo e aprile un giardino naturale che si affaccia a nuova vita esplodendo in tutto il suo incanto primaverile. A conferma dell'importanza che l'ambiente riveste per la nostra comunità, interviene anche l'etimologia: il nome Faeto, infatti, deriva da "faggeto" (bosco di faggi); nel bosco, riconosciuto dalla Comunità Europea quale "Sito d'importanza Comunitaria" (S. I. C.), tuttavia, sono presenti anche querce, cerri, e tanti alberi latifoglie. Immaginate di addentrarvi nel bosco di Faeto, durante un qualunque pomeriggio di primavera, sarete accolti da un rassicurante silenzio, piacevolmente disturbato dal cinguettio di passeri, pettirossi, cinciallegre, e dall'instancabile zampillo delle numerose sorgenti del territorio faetano. Copiose e generose con i faetani, con gli abitanti dei paesi limitrofi, e con i turisti, le sorgenti di acque minerali spontanee sono conosciute per le spiccate proprietà diuretiche e curative. Le più frequentate sono: il "Piscero" a circa un chilometro dal paese, la fonte di San Vito (dove nasce il fiume Celone), la fontana dei Coppi immersa nel bosco comunale, la fontana di "Sciurtone", sempre nel bosco e numerose altre sorgenti dislocate qua e là in tutta l'area faetana. E' di rigore, ricordare anche i tanti mulini diffusi, a testimonianza del valore e dell'importanza dell'acqua per il territorio, e da un punto di vista "agricolo", e da un punto di vista economico e turistico. E' auspicabile, infatti, la progettazione di un itinerario turistico orientato alla riscoperta e la rivisitazione dei tanti mulini ad acqua dell'alta valle del Celone.

Profumi e Sapori

l'economia del paese si basa sostanzialmente sull'agricoltura e sul turismo.

tipico negozio per la vendita del prosciutto di FaetoParticolare attenzione si deve al patrimonio gastronomico. In tutta la regione, si figura il profumo del prosciutto di Faeto, una vera prelibatezza, che vale bene qualche km. di strada. Faeto, infatti, è il paese del prosciutto e del maiale, presto fregiati del riconoscimento europeo D.o.p. e I.g.p. Fresca, vivace, travolgente come non mai; chi avrebbe azzardato che, a 43 anni suonati, la sagra del prosciutto potesse ancora attirare centinaia di turisti, pronti, come sempre, a fare una "sana scorpacciata" di prosciutto e di ogni altro ben di Dio.

La festa si svolge, ogni anno, nel Bosco comunale di Faeto, all'ombra di grandi cerri, faggi e querce. Si riconosce lo stuzzicante odore della carne alla brace (possibilmente salsiccia di maiale!), si sentono le risa dei più piccoli; ed eccezionalmente in quel giorno (purtroppo per taluni), il bosco è tutto un trambusto. Gli stands dei salumi sono sempre gremiti di turisti pronti ad accaparrarsi l'anelato prosciutto; perchè, in fondo, la festa è tutta lì: prosciutto a pezzetti, pane fresco, un bicchiere di vito, e... un pò di musica.

Appuntamento fisso, ogni anno a Faeto, la prima domenica di febbraio è la Sagra del maiale.

Ritrovo assiduo per i cultori delle tradizioni e per gli estimatori del mangiar bene, in questa giornata, il paese - che contende a Monteleone di Puglia il titolo di più alto della Puglia - s'appresta ad ospitare i numerosi avventori.

La sagra prende avvio in prima mattinata, con visite guidate ai salumifici del paese, con la possibilità di acquistare tutti i prodotti del maiale: il famoso prosciutto, la tradizionale salsiccia tagliata a punta di coltello, la squisita soppressata, il superbo capocollo, il magrissimo filetto, la rustica pancetta tesa o arrotolata e il tipico guanciale di maiale.

Faeto è la patria del prosciutto, si sa, ma da qualche anno è diventato anche la patria dei maiali neri, allevati allo stato brado e secondo il metodo biologico: si nutrono di radici, bacche, ghiande e granturco; si dissetano con acqua di sorgente e la frescura dell'aria di montagna li tempra e li rinvigorisce.

Durante la sagra del maiale, nel primissimo pomeriggio sulla piazza del paese, si può assistere alla depilazione del maiale nero, operata da esperti del posto, cui fa seguito la degustazione del soffritto, un'antica pietanza faetana, accompagnata dal pane unto, dorato nel grasso del maiale.

Dopo l'estate i riflettori si spengono, le strade del paese sono vuote, e ti capita di pensare alla città, di rimuginare il senso della tua vita in un piccolo comune come Faeto; in quello stesso momento proprio dalla città giunge l'accorato messaggio di chi s'assopisce pensando alle "ttòppe de Faìte" (montagne di Faeto).

Questo è Faeto per chi lo vive ogni giorno: qualche volta lo amiamo, qualche volta lo amiamo un po meno, ma mai ci sarà indifferente... non esiste paradiso se non nell'attesa di esso.


Anna Moreno