Non si sono ancora spenti gli echi entusiastici e meditativi suscitati dalla mostra di Franco Tretola che ha avuto quale protagonista intrigante e provocatoria la "faccia" scandagliata in termini psicoanalitici, che ecco il Facebook di NICOLA SPADAFRANCA che investiga nel dolente e per tanti versi sconosciuto mondo degli extracomunitari attraverso una fitta galleria di volti umani scrutati con l’obiettivo della fotocamera.
Un Facebook di sessanta scatti scelti fra i 3.600 che Nicola Spadafranca, giovane fotografo manfredoniano con l’estro dell’indagine sociale, ha fissato con la sua Leica girovagando in lungo e in largo per oltre settemila chilometri del territorio del Tavoliere soffermandosi in particolare su quel crogiuolo di fermenti umani dell’extramondo che è Borgo Mezzanone.
I "Nuovi nomadi alla fine del viaggio" è la traccia della mostra organizzata dall’assessorato alle politiche sociali e culturali della Città di Manfredonia, presso il Palazzo della cultura, che si inaugurerà sabato 15 alle ore 18,30 e rimarrà aperta fino al 30 novembre.
"Il volto è la nostra parte più indifesa, la più esposta, ma anche la più rivelatrice" sentenzia Spadafranca. Sono i volti di uomini e donne "scolpiti" sullo sfondo degli scorci dei luoghi che li ospitano, a tratteggiare un racconto intenso, multietnico, ove le parole cedono il passo ai sentimenti che sgorgano da quei visi "che pur nella delusione – annota l'assessore Paolo Cascavilla – manifestano dignità e fiducia segno di un mondo che cambia, di una umanità in cammino".
La mostra nella maniera più diretta e incontrovertibile "ci fa capire – annota il sindaco Paolo Campo nella prefazione del catalogo – come tanti fenomeni di cui parliamo, sono collegati tra loro: globalizzazione, informazione, crescita demografica, urbanizzazione, devastazione dell’ambiente, diversità cultura e così via, sono parte di un processo epocale che non potrà essere fermato".
È anche la documentazione della gran varietà di produzioni agricole che richiede un forte impiego di manodopera orami quasi esclusivamente extracomunitaria che dopo essere stata adibita di volta in volta alla cura e alla raccolta dell’asparago, del pomodoro, dell’uva, del carciofo nelle campagne daune, si trasferisce in Calabria per la raccolta degli agrumi. Un grosso movimento di immigrati, nomadi della modernità, accomunati dalle medesime esigenze, vincolati dagli stessi problemi.
Michele Apollonio