La Festa Patronale 2004

La Festa Patronale


La Festa della Madonna di Siponto, è la solennità più alta e nobile della città. Tutta la popolazione l'avverte profondamente e la vive intensamente.

E' la festa del popolo devoto alla eletta Padrona Maria Santissima di Siponto. E dunque di Manfredonia: per diretta eredità di storia e di fede dalla originaria Sipontum, ma anche per sede. Dagli inizi degli Anni settanta infatti, tanto la sacra e preziosa icona della Madonna, quanto la non meno pregiata e venerata statua lignea della Vergine, sono state trasferite nella Cattedrale di Manfredonia ove l'arvicescovo del tempo, Valentino Vailati, ha dato loro razionale e solenne sistemazione in due distinte cappelle appositamente allestite.

Quella che si celebra con un preciso cerimoniale da poco più di un secolo e mezzo, a fine agosto, e la Festa grande per eccellenza della città. Un punto di riferimento fondamentale per i residenti ma anche per i manfredoniani che vivono fuori dei confini comunali. Ieri come oggi, sempre numerosi anche se per ragioni e presupposti diversi.

E così come ieri, ancora oggi la gran parte dei manfredoniani che risiedono in altre regioni d'Italia od anche all'estero, a fine agosto tornano a Manfredonia, come le rondini a primavera. Il richiamo è irresistibile. Le ferie le fanno coincidere con la Festa patronale che non a caso, dopo aver sperimentato date diverse, è stata fissata per gli ultimi giorni di agosto quando su queste sponde del golfo la bella stagione si fa morbida e ammiccante.

Tornano a casa gli emigranti. Rientrano sia pur per pochi giorni, innanzi tutto per rendere il loro deferente omaggio alla Santa Patrona, la Madonna col bambino Gesù dai volti bruni, della quale conservano nel portafogli una immaginetta che magari nell'occasione rinnovano, tanto la prima è logorata per essere stata tante volte stretta tra le mani. Una sorta di pellegrinaggio il loro ai piedi della Madonna per riaffermare l'atto di fede e impetrarne la benedizione. Tornano anche per partecipare, in compagnia dei familiari e degli amici, ai festeggiamenti, alle varie manifestazioni che l'apposito Comitato annualmente preposto allestisce con grande pompa.

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E quando non è stato possibile il rientro in Italia, i manfredoniani all'estero si sono organizzati per dar vita ad una Festa patronale parallela extra Patria, come mostra la foto che ritrae un gruppo di manfredoniani degli Stati Uniti d'America, riuniti a New York nel 1920, intorno ad una riproduzione della Madonna di Siponto.


New York 1920. (Foto - Manfredonia la storia e i suoi autori -)

In ogni caso, la Festa della Madonna è l'occasione per una rimpatriata in tutti i sensi. Il sacro e il profano, eterna metafora della vita, si incontrano, si mescolano, si esaltano. Per alcuni giorni il tempo pare come si fermi. Una sorta di time out straordinario. Tutto è improntato ad un modello che la consuetudine, la tradizione, ha consolidato, statuito. La Festa scandisce le sue scansioni, i suoi ritmi. Il corso principale addobbato con festosi archi luminosi colorati, a'mmizz a Cchisa granne si erigono le merlettate casse armoniche per ospitare le bande musicali. E ancora: le bancarelle per le strade, le giostre, le batterie pirotecniche, i giochi. E poi i profumi di torrone, di mandorle att'rrete, di zucchero filato. I spassatimbe da consumarsi seduti magari al tavolino del bar con parenti e amici, a discorrere del più e del meno.

Anche la processione pare uscire dalla memoria più riposta, ma sempre viva, palpitante. Il popolo tutto di Manfredonia si stringe fisicamente alla Santa protettrice che solenne e materna attraversa le strade fin nelle più estreme periferie. L'accompagna salmodiante e con ceri accesi, guidato dall'arcivescovo e dal clero, in quella che si configura come una "visita" rassicurante e benedicente della Madonna ai suoi diletti figli senza dimenticare quelli degenti in ospedale. Un vero e proprio peregrinare di Maria per le vie cittadine, tra balconi guarniti con coperte ricamate e lanci di profumati petali di fiori, ali di folla riverenti senza soluzione di continuità. Così per ore, quattro ed anche cinque, fino a rientro in Piazza Papa Giovanni XXIII per la benedizione. E' la processione uno dei momenti più significativi e toccanti della Festa patronale. Un evento di elevata, fulgida spiritualità. La pietà popolare racconta che durante quel lungo pellegrinaggio, avvengano "prodigi" straordinari che coinvolgono credenti e non.

Oggi come ieri. O quasi. Se quanto innanzi tratteggiato è infatti il canovaccio di base immutabile, lo stampo che la tradizione ha consolidato, sono naturali e ovvi gli adattamenti che il correre dei tempi impone, se non altro per necessità contingenti. E allora l'appuntamento con la Festa patronale diventa la cartina al tornasole per verificare come e quanto è cambiato il modo di essere dei manfredoniani, della città. Spesso sono segnali e riferimenti impercettibili, o poco rilevati, in quanto entrati, assorbiti dalla routine quotidiana, ma che segnano il divenire del tempo e delle cose. Il modo di vestire, per esempio. I prodotti delle bancarelle fattesi veri e propri negozi montati su roulotte. Le giostre evolutesi in sofisticati e tecnologici Luna Park. E così via. Anche certe usanze particolari come il fidanzamento ufficiale o la stipula di contratti d'affari, si vanno ormai diluendo.

La stessa processione della Madonna di oggi si discosta in qualche modo dai canoni quanto meno formali che l'hanno caratterizzata fino ad alcuni decenni orsono quando con il sacro Quadro della Vergine, uscivano anche le statue di San Lorenzo Maiorano e San Filippo Neri, entrambi co-protettori di Manfredonia (San Filippo Neri è anzi l'unico ad avere la Bolla papale che lo elevava a quello status), e di San Michele Arcangelo, protettore della Capitanata.

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Circostanze contingenti indussero l'arcivescovo Vailati ad optare per la processione del solo Quadro della Madonna che a sua volta dal 2000, per assicurare la conservazione dell'icona che la raffigura, è rimasto custodito nella teca condizionata della cappella a lei riservata in Cattedrale. In sua vece passa, trasportata peraltro su una base mobile, una copia consacrata del Tavolo originale.

E d'altra parte la stessa città, Manfredonia, è cambiata: si è estesa, ha assunto articolazioni più ampie, si è arricchita di nuove strutture. Un riferimento per tutti: il nuovo Lungomare per Siponto. Un'opera grandiosa che oltre ad aver dato decoro e valore ad uno dei tratti più suggestivi e splendidi del nostro litorale, ha sancito il ricongiungimento storico della nuova città fondata da re Manfredi, Manfredonia appunto, alla sua progenitrice Siponto. Un legame che proprio la ricorrenza della Festa patronale ha tenuto vivo nei secoli evidenziandone l'importanza non solo affettiva, con le frequenti processioni del Quadro della Madonna dalla vetusta basilica di Santa Maria Maggiore fuori le mura, al Duomo di Manfredonia. Un legame mai affievolitosi ma al contrario ribadito di continuo con le assidue frequentazioni dei fedeli di quella storica basilica che si raggiungeva, per particolari circostanze, anche a piedi scalzi.

Ora che la via per la "madre casa" Siponto è bella e confortevole, e l'archeologia ha recuperato e valorizzato tante memorie del luogo, sarebbe edificante dare maggiore e concreta visibilità all'antica tradizione. Anche per imprimere maggior vigore e impulso all'Archidiocesi sipontina depositaria attiva e illuminata delle radici delle popolazioni che da millenni abitano operosamente queste rive del golfo protese nell'Adriatico.

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Michele Apollonio

da note e appunti per la Festa Patronale 2004

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