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Siponto, anni '50. La Chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto prima dei restauri, avvenuti intorno al 1970. La Chiesa è stata elevata a Basilica Minore il 28/08/1977 dal Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli (nativo di Trani), in rappresentanza di Paolo VI, su interessamento dell'Arc. di Manfredonia e Amministratore Apostolico di Vieste Mons. Valentino Vailati. La Basilica di Siponto è formata da 2 chiese. La Chiesa inferiore, detta "la Sipontina" del periodo paleocristiano, le cui colonne sono i resti dell'antichissimo tempio di Diana costruito ad opera di Tito Tremilio Antioco (Liberto di Tito), come risulta da una scritta sulla colonna rinvenuta nella cisterna del tempio durante i lavori di pulitura il 6 luglio del 1876. La colonna con la scritta, custodita nel museo nazionale di Napoli, fa datare il tempio al 138 a. C. - 100 (Periodo Repubblicano). Di detta colonnina si è interessato l'Associazione "Per Siponto" per la sua restituzione nella persona del segretario Michele Guglielmi nel 2003. La direzione del Museo di Napoli ha risposto in modo negativo, promettendo (fonti disponibili) un calco alla Sovrintendenza di Capitanata. Nella Sipontina c'è un grande sarcofago monumentale in pietra del Duce delle Armi sipontine Emilio Tulliano, 35° Duce sipontino, morto il 565 dell'E. C. Il sarcofago, sepolto dal terremoto del 1223, venne alla luce nel 1745 con il cadavere del Duce, una grande croce, una spada e una lapide di marmo di un palmo quadrato con la scritta: "Em. Tulliano proefect. 35° Duce Ob. ann. sal. DXCV". La Chiesa superiore è dell'XI sec. d.C. ed è di stile romanico-pugliese con un bellissimo altare in marmo scolpito, ricavato da un sarcofago di fattura bizantina. Nella Basilica superiore si conservava il sacro Tavolo della Madonna di Siponto, mentre in quella inferiore la scultura lignea di carrubo della Sipontina. Oggi entrambe le opere sono custodite nella cattedrale di Manfredonia. I primi fondatori di Siponto furono i Dauni, che la fondarono nel 1200 a. C. Il suo nome deriva da "Saipes= luogo simile a seppia" e dove abbondano le seppie, che poi i Dauni - Tessali del IX sec. a. C. cambiarono in Sepias in ricordo del villaggio da loro abbandonato in Tessaglia (Grecia). Di Siponto parlano gli storici della Repubblica e dell'Impero (Livio, Strabone, Mela e altri). I Romani l'occuparono quando era città libera nel 217 a. C. e dopo la 2ª guerra punica vi dedussero la 1ª colonia con i Triumviri D. G. Bruto, M. B. Panfilo e M. Elvio verso il 195. Altri coloni vennero spediti da Roma nel 188 a. C. La scritta che parla di Tito Tremilio Antioco, quella del Duce Tulliano e il monumento dedicato all'Imperatore Antonino Pio (138/161) negli scavi del 1954, sono sicure testimonianze dell'antichità di Siponto, oltre al caratteristico tempio, citato in un antico manoscritto del 1248-49 "Lo Scadenziario di Federico II", col titolo di "Ecclesiae S. Mariae de Siponto". L'altare dell'attuale Basilica Inferiore è formata da l'ara pagana rinvenuta in una cisterna insieme al pilastrino pagano dedicato alla dea Diana.