Dove Ti trovi: Cultura » Da Carlo III alla bonifica

Carlo III e la protezione dei boschi

A partire dal XVIII secolo cominciò un’epoca di salvaguardia dei boschi e delle risorse preziose che questi offrivano e la bonifica delle zone paludose e malariche sipontine. Carlo III di Borbone promulgò le Prammatiche, per impedire il disboscamento irrazionale ed il dissodamento dei boschi attraverso le pratiche dell'incendio, al fine di assicurare la riserva del legname da ardere, l’alimentazione dei maiali e il rifornimento del legno per la navigazione.

Ferdinando IV si prodigò per tutelare i boschi del Gargano utili per la produzione della manna dai frassini e della resina dai pini. Furono anni che videro l’estendersi delle colture arboree, olivo, vite.

Con i Borboni si ha un'attenzione ai bisogni reali dei centri urbani, con una politica tendente a frenare gli abusi feudali e i privilegi ecclesiastici. Queste politiche trovarono l’accanita resistenza da parte dei nobili locali.

L'opera di messa a coltura delle terre, per lo più a grano che aveva registrato forti aumenti di prezzo, impoverì gradatamente la fertilità dei terreni. Fu la fine del paesaggio di macchie e paludi, in cui pascevano bovini, ovini e bufali di cui rimangono oggi ben poche popolazioni.

Gli anni della bonifica idraulica

All’inizio del ‘900 vi furono numerosi tentativi di bonifica per combattere la malaria e rendere produttive le vaste estensioni coperte da acquitrini in tutta la Daunia. Le zone malsane occupavano i pantani limitrofi, il lago Salso e di Salpi lungo il litorale del golfo di Manfredonia, le estese paludi che fiancheggiavano i corsi d’acqua del Tavoliere.

Negli anni '30 si costitú il Consorzio di bonifica del Tavoliere e successivamente quello del Gargano. Gli interventi che seguirono sino agli anni '50 furono decisivi per la bonifica idraulica della maggior parte delle aree, ma la sistemazione di alvei e colmate continuarono sino ai giorni nostri.