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Abbazia di San Leonardo di Siponto

Riassunto della relazione di Mariella INTINI
I laici pugliesi e la casa teutonica di San Leonardo di Siponto.

Il mio lavoro di ricerca mira non tanto ad approfondire la storia degli insediamenti teutonici e degli stessi cavalieri (oggetto della ricerca ancora in corso condotta dal professore H. Houben), quanto a conoscere gli uomini, pugliesi e non, che nelle commende di Puglia stabilirono contatti con i Teutonici: le modalità di associazione all'Ordine, le forme di collaborazione, e, dove possibile, la professione e le origini. In questa relazione presento i primi risultati dello studio concernente le oblazioni effettuate presso San Leonardo di Siponto dal 1282 al 1464 (da F. Camobreco, Regesto di San Leonardo di Siponto, Roma 1913 [Regesta Chartarum Italiae])

Nella nostra regione sembra che le prime oblazioni si siano verificate in ritardo rispetto alla Sicilia, dove è provata l'esistenza di due confratres nel 1202 (K. Toomaspoeg). Il primo oblato pugliese, attestato nel 1223, risulta essere un dominus di Oria che ha offerto se stesso e i suoi beni alla casa teutonica di Mesagne, sede temporanea di commendatore. Così come a Barletta, dove la chiesa di San Tommaso è documentata dal 1206 come obcendientia di Santa Maria dei Teutonici di Brindisi, e la prima attestazione di un oblato (un abitante di Bisceglie) è datata 1228, a Manfredonia, dove San Leonardo di Siponto è assegnata all'Ordine Teutonico nel 1260, la prima testimonianza dell'associazione di un laico (una donna del luogo) all'Ordine risale a circa vent'anni dopo, per la precisione al 1282.

I laici, sposati e non sposati, che si associavano all'Ordine risale a circa vent'anni dopo, per la precisione al 1282.

I laici, sposati e non sposati, che si associavano all'Ordine, giuravano obbedienza al precettore teutonico, attraverso il gesto simbolico dell'«immixtio manuum», intenzionati a vivere la vita di preghiera dei cavalieri, conservando però lo stato laicale. Con la donazione della loro persona disponevano anche la cessione all'Ordine delle proprietà mobili e immobili, riservando sene quasi sempre l'usufrutto vita natural durante. In genere stabilivano che gli eredi non avrebbero dovuto accampare diritti e che avrebbero dovuto difendere sempre la donazione, pena il pagamento, per i trasgressori, di una determinata somma di denaro quale garanzia. In pochi casi i confratres teutonici cedevano all'Ordine solo parte dei propri beni in perpetuo e senza condizioni di riserva. Di solito, in proporzione a quanto donato, ricevevano in cambio dai Teutonici vitto e vestiario.

È probabile che non tutti indossassero l'abito dei familiares dell'Ordine, scuro e contrassegnato da una mezza croce (a forma di T); una delle carte esaminate, datata 1313, attesta questo impegno preso da una coppia di sipontini. Gli oblati continuarono a vivere nelle proprie abitazioni, tranne a Vico del Gargano, dove coppie di coniugi si avvicendarono (o convissero, anche con persone singole, formando una piccola comunità religiosa) nella cura della chiesa di San Pietro, dei fabbricati e delle terre annesse. Tutti, qualora si fossero recati a San Leonardo di Siponto, avrebbero potuto sedere alla mensa dei frati e ricevere pane e vino dal precettore, e, quel che è più importante, avrebbero sempre goduto dei privilegi (materiali e spirituali) di cui godevano i Teutonici.