
Non sono i numeri, i dati, il costo di costruzione, le dimensioni di cui parlano tutti i giornali il forte della Chiesa che porta la firma di uno degli architetti più famosi del mondo, ma i significati liturgici di cui ne è ricca.
Man mano che andava avanti la Conferenza Stampa emergevano nella loro concretizzazione tutti gli aspetti teologici, biblici e liturgici che sono i veri pilastri di cui si parla poco di quest’opera grandiosa.
Alle domande dei giornalisti, Padre Covino, S.E. Mons. D’Ambrosio, R. Piano, e soprattutto Mons. Valenziano, consulente liturgico del progettista, hanno messo in evidenza il realizzato rapporto tra opera architettonica e opera liturgica, ovvero la “traduzione” dei dettami del Concilio Vaticano II: dal fonte battesimale ottagonale a scalare, ingresso liturgico della chiesa, che riceve le acque del Giordano che scorre parallelamente all’immenso sagrato, al grande arco in pietra che avvolge, in un unico abbraccio, la maestosa vetrata coperta con tela speciale (la stessa usata per le tute degli astronauti per ripararli dai raggi ultravioletti e/o cosmici) su cui è riprodotta la scena dell’Apocalisse, riproduzione degli arazzi di Angers, della regione francese Anjou da cui provenivano quegli Angioini, Principi di Provenza, tanto noti alla terra di Capitanata.
Anche questo rapporto spazio-tempo, luogo-materia, sono elementi espressivi del progetto che non sfuggono all’occhio dell’attento osservatore.

Di Renzo Piano sappiamo quasi tutto.* Con le opere realizzate, ormai numerose, si è sempre confrontato con passione lasciandosi guidare dalla natura dei luoghi, dalla geografia del territorio, dall’orografia, in cui va alla scoperta del genius loci (genio del luogo) che gli consente, sin dai primi schizzi, di individuare quelle direttrici e quelle forme che lo proiettano di volta in volta, specie oggi, agli albori del terzo millennio, nel novero dei grandi nello sviluppo di un tema, che non gli è consueto: ecco l’innata capacità di confrontarsi a qualsiasi scala, sia con le grandi che le piccole dimensioni, dagli enormi blocchi in massello di Pietra di Apricena alle lampade sospese, appositamente disegnate, persino agli elementi decorativi.
La concezione dello spazio e l’utilizzo della pietra sono due scelte peculiari che Piano ha conferito al suo progetto. La struttura è a forma di spirale il cui fulcro dietro l’altare coincide con il centro dell’aula liturgica, infatti, da esso si diramano “a raggiera” in senso antiorario come una mano gigantesca i grandi archi in pietra, che sorreggono la struttura portante su cui poggia la copertura in legno lamellare ricoperta in rame di colore verde e che giunge sul grande sagrato come una sorta di portico. Le vertebre-archi, quindi, distendono le navate in senso circolare e l’incrocio degli stessi archi, a due a due, disegna un percorso pure in senso circolare.
La fusione dello spazio interno con quello esterno assurge a simbolo di accoglienza dei fedeli che si avvicinano attratti dal luogo sacro proprio percorrendo il sagrato, al quale è collegato attraverso una grande vetrata trasparente. A dare continuità all’unicum sagrato-aula liturgica è, inoltre, l’uso della pietra locale nella pavimentazione, che fonde l’interno con l’esterno della struttura.
Peculiarità del progetto è proprio l’uso predominante della pietra locale, fatta cavare a notevole profondità, il cui gradevole effetto decorativo si unisce a notevoli caratteristiche tecnologiche quali la resistenza alle continue sollecitazioni, anche di natura sismica cui è soggetto il Gargano.
Oltre a conferire alla chiesa un grande valore artistico per le scelte architettoniche e teologiche, per la trasposizione in termini reali dei canoni del Concilio Vaticano II, la firma di Renzo Piano contribuisce senza ombra di dubbio a dare lustro al nuovo tempio dedicato a S. Pio, mentre artisti di fama mondiale come Domenico Palladino, Giuliano Vangi, Arnaldo Pomodoro e Floriano Bodini hanno dato il proprio contributo con la realizzazione di sculture e arredi sacri. A Palladino si deve il portone in bronzo dell’ingresso liturgico, quello di Abramo e del Buon Pastore; a destra dell’altare l’ambone, luogo della proclamazione della parola di Dio, momento della resurrezione, porta la firma di Vangi che ha trattato, quindi, la seconda parte del mistero pasquale: Maria Maddalena che assiste il Cristo dalla deposizione all’annunciazione della resurrezione. In Nicodemo l’artista ha idealizzato la figura di S.Pio quale momento di partecipazione alle sofferenze del Cristo sorreggendone il corpo. Mentre Pomodoro ha realizzato la croce in bronzo dorato sospesa sull’altare, illuminata da un cono di luce naturale che filtra da un foro appositamente lasciato nella copertura, ideata in Piazza S. Pietro la mattina della beatificazione di P. Pio, racchiude così frastagliata i chiodi, le spine, gli strumenti di tortura. Di Bodini è il tabernacolo, nella Cappella dell’Eucarestia, concepito come un ottagono in pietra nera, quella citata da Mosé nel libro dell’Esodo. L’artista ha scolpito l’opera da un unico masso di 40 quintali di lava dell’Etna, con formelle d’argento, sbalzate a mano, che trattano il tema dell’Eucarestia.
Così la nuova chiesa destinata ad ospitare i numerosi fedeli di San Pio da Pietralcina da oggi è consegnata alla storia, non solo dell’architettura e dell’arte, ma alla storia dell’umanità.
Arch. Francesco Sammarco
* - Personalmente ho avuto modo di apprezzare l’architetto Piano sin dalla sua prima grande apparizione sulla scena internazionale: studente a Firenze, seguivo il corso di Prefabbricazione con l’arch. Romano Del Nord, quando fu invitato a tenere una lezione/conferenza all’indomani dell’inaugurazione del Centro Pompidou. L’impressione che ne ebbi fu di grande stupore, sia per le notevoli dimensioni della struttura e di alcuni componenti che per la cura dei dettagli.
Le reali proporzioni vennero fuori quando alcune diapositive proiettarono operai accanto a gigantesche “bielle” durante le fasi di montaggio della struttura di quella che fu definita, nella cosmopolita Parigi, la fabbrica della cultura.